• maggie8324

Intervista- Vincenzo Spinelli

Ecco cosa ci racconta Vincenzo Spinelli (1985), giovane autore di Como che con il suo libro di esordio si è fatto notare per la sua competenza, cultura, particolarità espressiva.


Chi è Vincenzo nella vita quotidiana?


Sono una persona timida e riservata. Ma non sono un musone, mi piace ridere e scherzare, e durante la giornata faccio un lavoro che non ha nulla a che fare con la scrittura.

Com’è nata e come si è sviluppata nel tempo la tua passione per la scrittura?

Inizialmente scrivevo sceneggiature. Da autodidatta. Poi mi capitò di vedere realizzato un mio cortometraggio. Quello che avevo scritto, per diversi motivi organizzativi, non si vedeva in video. O almeno non tutto, e comunque era un'altra cosa. Mi venne voglia di scrivere racconti, così nessuno avrebbe potuto cambiare una virgola.

Nel 2016 uno dei tuoi racconti ha ricevuto una menzione in un concorso, all’interno del Salone internazionale del libro. Cosa ha significato per te?

Scrivevo per divertimento. È sempre stato un atto liberatorio e gratificante nonostante magari trattassi argomenti dolorosi. Ma non sapevo se fossi effettivamente capace. Quel concorso mi diede un po' di autostima. Mi convinsi di continuare a scrivere.

Il tuo romanzo “Dante e la tartaruga” è caratterizzato da uno stile “particolare”: com’è nato? Con quale obiettivo? Ci sono autori che ti hanno influenzato in modo particolare?

Adoro la letteratura censurata. Di qualsiasi epoca. Dal Marchese De Sade al nostro Tondelli. Mi piace leggere quel tipo di libri perché così ho la possibilità di ragionare sulla mentalità dei popoli di un determinato periodo storico. L'obbiettivo è scandalizzare. Lo diceva anche Pasolini: "Scandalizzare è un diritto, essere scandalizzati è un piacere, e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista".

In più le mie influenze arrivano dalla stand up comedy. Lì il linguaggio è volutamente volgare ed esplicito come a dire che anche il fastidio che provocano alcune parole è soltanto frutto della nostra educazione, ma in realtà non c'è niente di realmente offensivo, perché, appunto, quelle sono solo parole.

E sì, sono stato influenzato da parecchi autori, molti dei quali li ho citati in Dante e la tartaruga. Nella costruzione dei personaggi ti sei ispirato a qualche vicenda o conoscenza reale?

Elena è il prototipo di donna che ho sempre sognato. Calma, comprensiva, devota.

Mentre per il personaggio del Bruno ho messo insieme vari discorsi sentiti in giro.

E Dante è un personaggio puramente inventato, anche se ho preso spunto dal personaggio di Kitano nel suo Achille e la tartaruga, Dante è un'altra cosa.

Per alcune caratteristiche ho pensato a persone che conosco, ma i personaggi sono prettamente inventati, compresa l'odiosa signora Scalpini.

Qual è la domanda che ti fa più spesso chi legge il tuo romanzo? La critica e la lode più ricevuta?

Mi chiedono se Dante sia il mio alter ego. Chi non mi conosce non può sapere se sono io a pensare quelle cose. Ma Dante non sono io. È solo un personaggio portato allo stremo con l'intento di creare qualcosa di grottesco.

La critica più frequente riguarda il linguaggio, e alcuni poi ritengono che il protagonista Dante Chitano sia odioso.

La lode più gratificante è quella che non sembro un autore esordiente e che Dante Chitano sia spassosissimo.

Nel romanzo c’è una forte critica ad alcuni aspetti  della società attuale. Quanto condividi questa posizione?

Molto. C'è qualcosa di estremamente sbagliato nel sistema che ci porta a nascere ed essere consumatori dal primo vagito. Questo aspetto del lavoratore-consumatore mi fa rabbrividire. E anche il fatto che solo chi lavora può permettersi un tetto e del cibo, quando statisticamente non tutti i cittadini possono avere un impiego, è un qualcosa che sistemerei. Per non parlare della frenesia della nostra società e delle moltissime ore di lavoro per una paga che ti fa arrivare a malapena a fine mese.

Ma non trovo sia giusto non votare. Anche se non c'è nessuno che rappresenta i nostri ideali bisognerebbe comunque andare a votare e annullare la scheda.

Come ti sei accostato al mondo dell’editoria? Cosa ti ha portato alla scelta della casa editrice “Il seme bianco”?

Finito di scrivere il romanzo ho cercato case editrici non a pagamento. Nella scelta sono stato consigliato dal mio insegnante di scrittura creativa Andrea Di Gregorio. Ho inviato il testo a dieci case editrici. Mi hanno contattato in tre e ho scelto quella che ritenevo più adatta.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto continuando a scrivere la storia di Dante e la tartaruga, e quando ho una storia da buttare fuori scrivo racconti.

Come ti immagini tra 10 o 20 anni?


In uno studio pieno di libri.

Dai un consiglio a tutti i  giovani che si identificano con Dante Chitano e che faticano nella costruzione di una progettualità di vita diversa….

L'importante non è tanto raggiungere la tartaruga ma provare costantemente a raggiungerla. Anche perché raggiunta una tartaruga, se ne inseguirà un'altra. Ma è il provare a raggiungerla che dà linfa vitale alle nostre esistenze.


Bellissimo consiglio che condivido!

Grazie Vincenzo .... Spero di leggere presto il seguito di Dante e la tartaruga e di vederli entrambi in prima fila sugli scaffali di tutte le librerie!

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