• maggie8324

Sindrome della capanna

Aggiornamento: 23 mag 2020


ll lockdown è finito e siamo ufficialmente entrati nella ‘fase 2’ dell’emergenza. Tra restrizioni allentate, attività riaperte e visite ai parenti permesse, siamo alle prese con la pianificazione del ritorno alla normalità. Tutti felici e contenti? Non sempre è così.

Il ritorno alla normalità per molti può non essere così semplice: l’isolamento sociale forzato di queste ultime settimane, ci ha regalato una sensazione di protezione e sicurezza a cui a cui rinunciare non è così semplice e scontato.

Sensazioni di ansia, angoscia, disorientamento o paura possono indurre l’individuo a una sorta di auto confinamento forzato all’interno delle mura di casa.

Se ti trovi in questa situazione, tranquillo; tutto ciò è perfettamente comprensibile e con le giuste strategie tale sensazioni dovrebbero svanire nell’arco di qualche settimana.

Tale situazione prende il nome di Sindrome della capanna (o Sindrome del prigioniero) ed è definita come l’angoscia del contatto con il mondo esterno in assenza di minacce reali: in pratica è la paura del ritorno alla normalità.

Tale sindrome non è una novità e non legata in modo particolare all’emergenza Coronavirus ma è una difficoltà legata in generale al cambiamento delle abitudini.

È vero che oggi la paura del contagio è reale e motivata. Ma ciò che si può osservare è che il timore del ritorno alla normalità e paura del contagio, pur nel maggior parte dei casi influenzandosi a vicenda, sono indipendenti l’uno dall’altra.


Perchè si verifica?

Il periodo di quarantena forzato ha creato un drastico distacco dalla realtà modificando in breve tempo abitudini e stili di vita. Tale cambiamento ha influito anche sul carico emotivo che ci “portavamo sulle spalle “ quotidianamente. Tutti noi nella quotidianità ricopriamo ruoli, doveri, responsabilità in diversi ambiti: lavorativo, sociale, familiare… In alcuni casi tale pressione sociale era già fonte di stress: la quarantena forzata ha eliminato o alleggerito tale carico emotivo ponendoci in una zona di confort fatta di pochi rischi.

Le persone si sono adattate a questo nuovo stile di vita e il ritorno ad abitudini e carichi precedenti non è semplice. In più la particolare situazione sociale ci chiede di fare i conti con l’incertezza dello nuovo stile di vita, le incertezze economiche e lavorative, oltre che la già citata paura del contagio per se e per i propri cari.


Come affrontare questa situazione?

Far fronte al cambiamento è una delle cose più difficile: lo è ancora di più quando i cambiamenti sono veloci e repentini. Ma l’uomo ha anche una grande capacità di adattamento che spesso non riconosciamo.

È importante prima di tutto dare spazio alle sensazioni negative di angoscia e di paura, accettarle, inizialmente, come “normali” senza cercare di eliminarle o contrastarle.

Rispetta i Tuoi tempi del cambiamento, senza sforzarti.

Reintroduci ogni giorno, una piccola attività, una piccola uscita….partendo dalla reintroduzione di tutte le attività piacevoli che ti sono mancate.

La fine della quarantena non significa abbandonare le abitudini adottate durante la reclusione forzata: costruisci, passo dopo passo, una nuova quotidianità, un nuovo stile di vita, lasciando spazio per le attività piacevoli, per la consapevolezza e le abitudini “sane” o i valori che hai acquisito o riscoperto in questi mesi.

Cogli l’occasione per ripartire e ricostruire uno stile di vita che ti avvicina sempre più a quello che vuoi essere!


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