• maggie8324

Scenari della modernità liquida

Aggiornamento: 23 mag 2020


Società “liquido-moderna”: questo è il termine coniato dal sociologo Bauman per descrivere gli scenari dell'attualità. Egli definisce con tale termine quelle società in cui “le situazioni si modificano prima che i modi di agire delle persone si riescano a consolidare in abitudini e procedure”. La caratteristica principale è che nulla è stabile in modo permanente.

La società postmoderna è caratterizzata da indefinitezza, è un perenne stato di arbitrarietà, che manca di solidità e consistenza. La vita liquida è una corsa frenetica, una vita precaria ed incerta, in cui imparare dalle proprie esperienze è impossibile perché le condizioni entro le quali esse accadono cambiano continuamente. È una perenne corsa in cui l’unico obiettivo “costante” è quello di tenere il passo con gli altri, nell’ incessante tentativo di non essere sbalzati dal quel veicolo in accelerazione, simbolo del processo di modernizzazione. La vita liquida è una vita di consumi. Nel giro di pochi decenni, infatti, gli uomini si sono trasformati da produttori a consumatori il cui desiderio rimane però eternamente insoddisfatto, in quanto il turn-over di oggetti di consumo rende inutili quelli appena utilizzati e conquistati, precludendo ogni possibilità di gratificazione. Nella società liquida il consumo è fine a sè stesso: la forza propulsiva dell'attività del consumatore non è una gamma di bisogni specifici, bensì il desiderio: un fenomeno molto più etereo ed effimero, sfuggente e volubile.


Emerge l’immagine di un mondo pieno di uomini costantemente in cerca di qualcosa d'altro. Inseguono qualcosa che è fuori da sé, un modello che non esiste e che non possono raggiungere, perché non ha radici nella propria identità: un nuovo taglio o un nuovo colore di capelli, una nuova macchina, un nuovo lavoro, un nuovo corpo, una casa nuova. Una volta conquistati, sono già vecchi. E la corsa non finisce mai.


Coloro che non riescono a seguire la logica di questo cambiamento compulsivo e non incarnano i “consumatori perfetti”, divengono un intralcio e un costo per la società.

Essi sono i “rifiuti umani”, inutili, eccedenti, superflui; gli scarti del progresso che percorrono senza via d’uscita la strada dell’esclusione. L’etica del darwinismo sociale torna oggi ad essere predicata: coloro che non stanno al passo il processo di modernizzazione sono i più deboli, incapaci, meritevoli di essere lasciati perire. Al pari dei rifiuti inanimati, il problema principale che essi pongono è quello i rendere il loro smaltimento veloce, poco costoso, senza intralcio per i consumatori.


I cambiamenti economici, politici, tecnologici, che hanno portato all’avvento di tale società “liquida” introducono anche cambiamenti sociali e culturali che coinvolgono l’esperienza e la vita quotidiana degli individui. Concetti quali identità, relazioni sociali, incertezza, responsabilità, assumo nuovi valori e nuovi significati.

Ad esempio, il significato ortodosso del concetto di identità, basato su presupposti quali la coerenza, la durata, la stabilità, diviene oggi ostacolo alla “vita liquida”. In passato l’identità era legata al senso di appartenenza a luoghi quali la famiglia, il lavoro, la comunità. Luoghi ora inadatti ad ospitare il senso di appartenenza in quanto anch’essi soggetti alle regole del consumismo in cui tutto deve essere rimpiazzato. Tali radici tradizionali sono sostituite dai beni di consumo; è nelle scelte di consumo che l’individuo manifesta “se stesso” e ciò crea un senso di appartenenza con chi condivide i sui stessi ideali manifestati con le medesime scelte di consumo. Coloro che si legano ad un ideale sono gettati via con esso, mentre i “consumatori perfetti” possono comporre la loro identità scegliendo tra le offerte del mercato. Ma non c’è tempo per la soddisfazione dell’identità costruita, essa deve subito essere modernizzata: i vecchi tasselli vanno sostituiti con le nuove proposte, pena la squalificazione dal gioco dei consumi. Il problema non è più quello della costruzione di un’identità ma quello di evitare che essa si fissi. Essa deve essere effimera, volatile, mutevole.


L’identità è anche legata al riconoscimento che si sviluppa all’interno delle interazioni e delle relazioni sociali. Oggi, la logica economicista ed utilitarista pervade ogni sfera della vita, senza eccezione per le relazioni umane e gli ambiti più intimi della sfera privata. Anche le relazioni interpersonali sono sottoposte al processo di mercificazione, assumendo principalmente un valore strumentale. Esse non possono quindi essere motivo di legame profondo; ogni relazione deve essere pronta per poter essere chiusa in qualsiasi momento senza eccessivi “intoppi”, per essere sostituita con un legame nuovo che soddisfa in modo migliore i bisogni del momento. Le relazioni sono viste solo come mezzi per l'autorealizzazione, non come il luogo per il riconoscimento reciproco.

In tale contesto i profondi, solidi e affidabili legami di amicizia e fiducia reciproca non trovano un sostegno ed un base e le relazioni divengono fonte di ansia e angoscia.

L’inneggiata autonomia è oggi intesa come negazione dei legami di dipendenza, in quanto la dipendenza da qualcuno è vista solo in modo negativo.

L’autonomia così intesa si trasforma però in anomia, cioè in una distruzione del legame sociale che porta gli individui ad escludere tutti quei rapporti che non possono essere tradotti in termini di mercato.


Relazioni sociali sempre più fluide e inconsistenti, influiscono però in modo negativo sull’identità e sul senso di appartenenza. In particolare, le relazioni familiari, hanno la funzione principale di aiutare i membri a sviluppare le proprie strategie di vita e di fronteggiare le situazioni critiche; sono un forte fattore di integrazione sociale che supporta i soggetti nei momenti di bisogno e sono un tramite per l'accesso ai sistemi di protezione sociale. Le reti sociali sono in ultima analisi fondamentali non solo per l'identità e l'appartenenza: esse assicurano all'individuo la piena integrazione sociale soprattutto quando si delineano situazione di precarietà o difficoltà.

Ecco che i solidi e affidabili pilastri del passato sono crollati, compromettendo il benessere generale e diffondendo ansie e preoccupazioni che provocano un perenne stato di incertezza.


Parlare di scelte e di interazione significa far riferimento alla dimensione della responsabilità. Il contesto sopra citato sembra far emergere un interpretazione debole di responsabilità. Non c’è un’ identità a cui rispondere, non una relazione normativa, il tempo è solo qui ed ora, l’individuo è solo… Tutto ciò provoca una difficoltà a vivere la responsabilità in senso pieno.

L’incertezza endogena soffoca la libertà, spingendo ad un adattamento passivo, generando ricerca di rifugi, benessere per se e per i propri cari, avvertiti però sempre come insufficienti. Per riuscire ad abitare questa nuova incertezza bisogna riscoprire affidamento e responsabilità reciproca. Se la realtà è sempre più il frutto di scelte tra diverse alternative e opportunità, esse devono essere legittimate da un’assunzione di responsabilità che impedisca alla libertà di trasformarsi in potere dispotico. Lo stato di incertezza e fragilità può quindi attivare assunzione di responsabilità, finalizzata alla “ritessitura delle solidarietà sociali” e alla costruzione di relazioni responsabili. Per dirla con Gregory Bateson, “la relazione viene prima”: ciò significa che essere equivale a essere attraverso l’altro. È importante rendersi conto del primato delle relazioni sociali; comprendere che le nostre azioni, le nostre scelte, assumono significato solo se poste all’interno di cornici più ampie costruite dalle interazioni e dalle relazioni sociali e che la nostra stessa esistenza non può essere scollegata dalle relazioni costruite intorno a noi e che noi contribuiamo a modellare. È solo tale presupposto che ci fornisce la possibilità di riconoscere l’altro come soggetto, come individuo dotato di personalità e dignità, di costruire relazioni che considerino l’altro con rispetto e dignità e non solo come strumento per il nostro benessere.

È necessario ricondurre l’uomo al senso delle relazioni sociali. Tale primato non annulla l’individualità di ciascuno ma è proprio tale riconoscimento che ci permette di trasformare le diversità, le incomprensioni e le violenze in capacità di ascolto, di comprensione e di rispetto.

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